/News /Agency

feed rss

Agency

17 Giu, 2013

Un Hashtag salverà il mondo

L’hashtag è forse la più grande innovazione legata ai social network, un semplice simbolo che aggrega il mondo delle cose che c’interessano. Eventi, spettacoli, film, musica, libri, programmi tv, stili di vita, stati d’animo, ogni argomento, preceduto dal famoso cancelletto, può essere categorizzato e diventare così una chiave di ricerca cliccabile che raccoglie contenuti che si presume abbiano un relazione tra loro. 

Nato quasi per caso nel microblogging per effettuare ricerche veloci e poi esteso ad altre App essenziali come Instagram, l’hashtag su Twitter è diventato una sorta di highlight che se utilizzato molte volte compare nei ‘trend topic’, argomenti che meritano di essere scoperti perché molte persone ne stanno discutendo.

Ovviamente le marche sono estremamente interessate ad intercettare (se non a creare) nuovi hashtag che possano diventare in poche ore dei tormentoni virali. #cliccamisevuoisaperedipiù o meglio cliccami se vuoi sapere cosa le persone scrivono su questo argomento. Da oggi l’hashtag sarà disponibile anche su Facebook che lo sta implementando come il proprio primo vero strumento di ricerca.

Facebook è un social network molto diverso da Twitter, in Facebook l’aggregazione di contenuti di marca oggi è soprattutto all’interno delle brand page, con l’introduzione dell’hashtag tutto questo protrebbe spostarsi nella pagina del search. E soprattutto l’introduzione dell’hashtag è in completa controtendenza rispetto alla graph search, un sistema evoluto che dovrebbe aggregare contenuti legati agli interessi, al luogo e alle informazioni socio demografiche.

Rispetto a Twitter, dove la maggior parte dei profili sono ‘aperti’, gli hashtag su Facebook riporterebbero solo risultati relativi a profili ‘pubblici’ che non sono certo la maggioranza. La cosa più evidente è che facebook intraveda ampi margini per lo sfruttamento pubblicitario degli hashtag. Le conversazioni attorno ad un hashtag potrebbero infatti essere intervallate da banner pubblicitari, oppure -come in Twitter- i trend topic potrebbero essere direttamente promossi dalle marche. Facebook per ora smentisce, staremo a vedere.

Agency

12 Giu, 2013

Il mobile è pronto per l'ADV?

Una recente ricerca di KPCB evidenzia come negli USA nel 2012 il tempo speso sui diversi media sia ancora in mano alla TV (42%) seguita da Internet (26%), Radio (14%), Mobile (13%) e infine Stampa (6%). Se si comparano gli investimenti ADV con il tempo speso si scopre un sostanziale equilibrio per la TV (43% a fronte di 42% di tempo speso) mentre si evidenzia un mancato allineamento per Internet (22% a fronte di 26% di tempo speso) e un importante squilibrio per il mobile (solo 3% di ADV a fronte di 12% di tempo speso). La stampa resiste arroccandosi con investimenti ADV ancora consistenti a fronte di un tempo speso in calo verticale (26% di ADV contro il 6% di tempo speso).

Alla domanda: “Come ti fa sentire il social e la comunicazione con il tuo smartphone?”, gli americani hanno risposto (Ricerca IDC, marzo 2013) prevalentemente con aggettivi positivi (connected, excited, curious, productive) e pochissimi negativi (stressed out, anxious, lonely). Questo dato fa intuire come il mobile sia considerato un’esperienza che migliora la vita. Mentre la TV viene spesso accusata di produrre programmi spazzatura e vissuta quasi come male necessario e riempitivo dei nostri momenti di noia, lo smartphone è realmente la nostra vita, con gli amici, la musica, le immagini e tutto quello che desideriamo, compresa la TV. Lo smartphone è il giusto riempitivo di spazi di vita altrimenti inutilizzati, come l’attesa dei mezzi alla fermata oppure la coda al supermercato.

Ma l’ADV è tutt’altra cosa. Lo smartphone è un’oggetto ‘intimo’ che non viene certamente vissuto come un giornale o come la TV. Tutto quello che avviene dentro l’oggetto che teniamo nelle nostre mani deve essere in qualche modo personale. Come fare quindi a creare ADV di valore? ADV che non siano semplici banner che vengono cliccati - il più delle volte - per sbaglio? La Native Advertising è la risposta: advertising a valore aggiunto che risiede nel dare all’utente un vantaggio tangibile in cambio della sua interazione. Un vantaggio che da una parte dovrà essere ben calcolato dalle marche in funzione della ROI, dall’altra percepito dagli utenti come reale, senza minacciare quella ‘intimità’ che solo il mobile è in grado di trasferire.

Agency

05 Giu, 2013

Imille vince l'IKA 2013 Best Mobile App

Martedì 4 giugno allo IULM di Milano sono stati premiati i migliori progetti digitali 2013. Imille anche quest'anno è stata protagonista portando a casa tre nominations e un IKA Award. L'App mobile “Capture the Pasta” realizzata per Barilla US è stata votata come migliore Mobile Communication App.

L'App ha ricevuto anche una nomination nella categoria 'Tecnologia e Innovazione' mentre il progetto 'Apericena di Natale Tremarie' ha ricevuto una nomination nella categoria 'Digital PR'.

Award +  IKA +  Imille

Agency

04 Giu, 2013

Cose semplici che valgono miliardi (di dollari)

Ora che Tumblr è stata acquistata da Yahoo per 1,1 miliardi di dollari viene da chiedersi quale sarà la strategia per provare a rendere profittevole una piattaforma con 108 milioni di blog attivi nel mondo e soli 13 milioni di dollari di fatturato nel 2012.

Nato nel 2007 Tumblr è diventato in 5 anni la piattaforma di blog più hipster del panorama digitale, ha attirato un pubblico molto giovane che lo ha scelto come punto di riferimento dei photoblog grazie a un sistema di like e reblog semplice e immediato. Scarno e allo stesso tempo veloce ed efficiente, Tumblr è a metà tra un blog e un social network. Paradiso delle gif animate e delle citazioni celebri, permette di curiosare all'infinito nei blog di mezzo mondo e di scoprirne altrettanti per affinità. Porno compreso.

Come Instagram, Tumblr ha avuto successo perché è diretto, easy e con poche funzionalità. A dicembre 2012 Facebook (che ha acquisito Instagram ad aprile 2012 per 1 miliardo di dollari) annuncia di voler modificare la privacy sull'utilizzo pubblicitario delle foto. Scoppia la bufera e pochi giorni dopo Kevin Systrom (il fondatore di Instagram ndr) fa un passo indietro annunciando di aver cambiato idea.

Ora anche la numerosa community di Tumblers si chiede che fine farà il loro favoloso mondo quasi completamente privo di advertising dopo l'acquisizione di Yahoo. I social network sono poco propensi allo sfruttamento pubblicitario. Interrompere conversazioni fra utenti è molto più fastidioso che interrompere uno streaming che viene 'dall'alto'. Le foto su Instagram sono 'mie' e dei 'miei amici', tollero poco volentieri che ci siano intromissioni e sfruttamento di ciò che considero personale. Anche Tumblr ha queste caratteristiche e non sarà semplice per Yahoo capire come renderlo profittevole. Forse i Branded Tumblr saranno la risposta, un'alternativa alle Facebook Pages con la differenza che in Tumblr le pagine dei brand sono esattamente identiche a quelle degli utenti. Come in Facebook anche in Tumblr il confine fra brand e persone diventa sempre meno visibile. 

Tumbrl +  Yahoo

Agency

28 Mag, 2013

Social Media e insulti. Che cosa fare?

Mentana abbandona Twitter dopo una serie infinita d'insulti, Selvaggia Lucarelli denuncia gravi attacchi sessisti e minacce alla sua persona su Facebook e infine Cynar che ha la malaugurata idea di permettere alle persone di scrivere dentro un banner. Risultato: torpiloquio e insulti di ogni genere, campagna sospesa. I social aprono al dialogo, alle volte purtroppo il dialogo degenera. Provocatori (Trolls in gergo internettiano) infestano i profili Facebook di Celebrieties, fanno stalking su Twitter e creano momenti d'imbarazzo alle marche. Una rivincita dal basso, nel migliore dei casi solo ironica e sarcastica, spesso rabbiosa e violenta.

Con i social media le marche sono sotto osservazione e giudizio in real-time. Per rispondere ai loro amici e soprattutto per tenere a bada i loro nemici spendono dei soldi in 'moderazione'. Ma quali sono i comportamenti che si dovrebbero tenere in caso di attacco? Rispondere o ignorare? Non esiste un vero decalogo di comportamento, ogni marca può definire delle policy interne di comportamento in caso di attacco. Come sempre il buon senso può aiutare, ovvero sopire gli attacchi rispondendo puntualmente alle critiche con solerzia, oppure -in caso d'insulti- semplicemente eliminando i commenti e bloccando gli utenti. Una risposta precisa e competente può addirittura trasformare una critica in un complimento. Con gli insulti è difficile misurarsi, meglio troncare.

Una possibile strada arriva dagli USA. Lo scorso anno Jimmie Kimel Show in onda su ABC ha creato un format dove sono le stesse Celebrieties a leggere dal proprio smartphone i Tweet più terribili ricevuti da propri detrattori. 'Mean Tweet' è una pillola di 3 minuti d'insulti e battute acide che le Star si divertono a recitare davanti a una telecamera. Il format è diventato in poche settimane un grande successo con milioni di visualizzazioni su Youtube. Un modo divertente per sdrammatizzare un fenomeno che ovviamente non può essere fermato.

Facebook +  Social +  Twitter